Premessa.

In questo articolo affronto un tema vastissimo del quale si potrebbe parlare per giorni, e sul quale si sono scritti numerosissimi libri e trattati. La mia intenzione è pertanto solo quella di introdurre la mia visione sul rapporto tra postura e vocalità, elaborata nel corso degli anni attraverso la mia esperienza, le mie formazioni e le mie letture. Spero possa interessarti ed esserti utile.  Buona lettura!.

Cosa chiamiamo “postura”?

La postura è l’assetto statico del corpo, ed è estremamente importante in quanto influisce sull’aspetto fisico, sulla libertà di movimenti, sul livello energetico, sulla funzionalità di certe parti del corpo e sulla sua  salute, quindi, anche se non ne siamo sempre coscienti, parlare di postura equivale a parlare di qualità di vita.

La postura è importante in piedi, ma anche nel modo di stare seduti. 

Quando stiamo in piedi, il fatto di lottare contro la gravità e dover utilizzare numerosi muscoli per non cadere, rende la nostra verticalità, conquistata in lunghi anni di evoluzione, una questione ancora non scontata! Se devi stare in posizione eretta per molte ore, dovresti curare in modo particolare l’appoggio dei piedi sul pavimento e la propensione verso l’alto della colonna vertebrale, per evitare la naturale tendenza verso il basso creata dall’età e, appunto, della gravità. (La conosci l’idea di essere appesi al soffitto da una corda attaccata al centro della testa?)

Invece la posizione da seduti è spesso responsabile di livelli importanti di tensione muscolare e disagio nel collo, spalle e schiena. Quindi, se lavori molte ore da seduto dovresti curare con attenzione il modo in cui si organizza il tuo tronco, cioè il modo in cui percepisci il proprio peso sugli ischi (le ossa in fondo al bacino che sentirai sedendoti su qualcosa di rigido), e il modo in cui azioni braccia, spalle, e in generale tutta la cintura  scapolare e il collo.

Per tutti noi il punto chiave del tema è: se inconsapevolmente, ma abitualmente, impegniamo i nostri muscoli più del necessario o li manteniamo contratti anche quando non li utilizziamo (contrazione isometrica), nel corpo si crea una tensione muscolare generale. Questa tensione, se non viene arrestata, produce dolori e restrizioni nel movimento, capaci di creare squilibri posturali. 

Questa situazione, perpetuandosi nel tempo, renderà  difficile capire se sono i dolori che disorganizzano la postura o il contrario, perché si creerà un circolo vizioso che sarebbe necessario fosse  percepito, identificato e interrotto. Per questa ragione abbiamo il compito, anzi, il dovere, di ascoltare i segnali che si manifesteranno gradualmente (e che purtroppo sono sempre di dolore o disagio) per rompere questo circolo e trasformare la situazione, ripristinando il benessere naturale del sistema. A volte basta poco: usare un cuscino, alzare o abbassare una sedia, cambiare un tavolo, guardare in un certo modo mentre si cammina…  L’importante è ascoltarsi, e se necessario soffermarsi ad analizzare e cambiare la situazione, invece di andare avanti come se niente fosse. 

Prova anche tu, che leggi queste righe, a trasformare una postura che ti crea disagio con un piccolo accorgimento! 

La postura e l’uso della voce.

Basta pensare che cantiamo col corpo per capire già tutto, almeno a un primo livello.

È ovvio, alla luce di quanto detto fino adesso, che più il nostro corpo è libero da tensioni e organizzato in una verticalità stabile, più è capace di realizzare un gesto vocale naturale, senza forzature o disagi.

Se invece ci avviciniamo alla vocalità con un torace “chiuso”, un bacino inclinato in avanti (che destabilizzerà la schiena) o un collo contratto, il gesto vocale sarà già a monte limitato perché lo strumento che lo produrrà sarà disorganizzato nella sua forma verticale, o avrà delle contratture nelle sue pareti. (Pensate a un violino con una cassa armonica difforme o piena di nodi nel legno).

E arrivati qui vorrei insistere su quanto in realtà lavoriamo sulla nostra voce non solo quando cantiamo o parliamo, ma anche in tanti altri momenti della nostra vita, per esempio mangiando bene, idratandoci tanto, dormendo bene e, appunto, curando  anche la nostra postura.

Infatti  la voce è uno strumento speciale fatto di carne e ossa, di muscoli e membrane, di organi ed emozioni….e questo strumento è vivo, sempre in trasformazione! Non possiamo dissociarci da questa realtà, anzi, la dobbiamo tenere ben presente. I benefici non tarderanno a farsi sentire!

Caratteristiche di una buona postura.

Arriviamo quindi alla conclusione che una buona postura sia importante non solo nella vita quotidiana, ma anche, e tanto, nel momento in cui usiamo la voce.

Allora mi chiederai: e come la sentiamo, la “buona postura”?

La propriocezione di una postura armoniosa ed equilibrata è molto lontana dalla “postura del soldatino”. Ci parla piuttosto della percezione d’un asse verticale interno, una specie  di tubo che ci attraversa verticalmente e che fa da riferimento centrale all’organizzazione delle diverse parti del corpo: testa, tronco, bacino e gambe.

Propriocezione dei “cubi”.

Possiamo parlare d’un corpo solidamente ancorato sul pavimento dove il peso si fa sentire in modo equilibrato sui piedi, (ma di questo vi parlerò nel dettaglio più avanti), nel quale la testa appoggia naturalmente sul suo elemento portante che è il torace, che a sua volta appoggia su un bacino che, grazie alla flessibilità delle ginocchia, rimane verticale senza inclinarsi in avanti o indietro.

Benefici di una buona postura.

I benefici di una corretta postura vanno ben al di là di quelli d’ordine fisico-meccanico (libertà di movimenti, non usura di articolazioni, non contratture muscolari, conservazione nel tempo delle diverse strutture del corpo). C’è infatti un secondo livello di giovamento caratterizzato da almeno tre fattori che considero fondamentali, e che si trovano intimamente legati alla vocalità: 

a – Il livello energetico del sistema.

b- Lo stato di elasticità dei tessuti del corpo.

c – La correttezza e qualità della respirazione.

a – Il livello energetico: giova alla vita quotidiana in generale, ed è fondamentale anche per cantare. Spesso parlo di quanto il canto abbia bisogno di energia, piuttosto che di forza muscolare, confusione che, purtroppo, rimane ancora frequente.

b – l’elasticità: è un tema di cui  parliamo molto in Funzionalità Vocale. La parola utilizzata è “DISPONIBILITÀ” ma si fa riferimento allo stesso principio: una membrana o un muscolo sono funzionali al gesto vocale solo quando sono disponibili, non quando sono contratti.

Nel mondo della vocalità, l’elasticità (o “disponibilità”) dei tessuti, è fondamentale. È una delle qualità dello strumento-corpo che facilita diverse funzionalità. Un esempio: se i miei muscoli masticatori (potenti per natura) sono contratti, modificheranno l’emissione vocale, l’articolazione delle parole e la diffusione del suono. Il che non è poco, considerato che queste tre funzioni rappresentano la quasi totalità del gesto vocale.

c – correttezza e qualità della respirazione: è una risultante di equilibrio tra disponibilità e postura: sto parlando della respirazione addominale (o diaframmatica), direttamente legata alla posizione del bacino e alla disponibilità del muro addominale (con conseguente libertà di azione del muscolo diaframma).

E allora di nuovo mi chiederai:  come sapere se il bacino è verticale?. C’è un indizio che porta un po’ di chiarezza: quando siamo in posizione verticale le spalle e le mani dovrebbero essere su una linea laterale immaginaria che coincide con la cucitura dei pantaloni. 

Nei miei anni d’insegnamento ho potuto verificare che spesso le mani non “cadono” lì, perché la tendenza è quella di portare il bacino in avanti (parlo della parte alta del bacino, quindi delle creste iliache), provocando un movimento di compensazione che porta la schiena verso il dietro. Il risultato è che la lordosi lombare viene “inchiodata”  (ahia!…) e il muro addominale sollecitato per mantenere l’equilibrio e non cadere… Solo che in questo modo l’addome non è più disponibile per muoversi liberamente, e così il collegamento interno col diaframma si disorganizza. 

Anche della respirazione addominale ti parlerò più in dettaglio in futuro, ma da subito chiarisco che uno dei fattori che “addormentano” la nostra respirazione fisiologica è la postura scorretta, perché il corpo è una grande orchestra che vive e agisce in profonda sinergia, dove non è possibile separare le parti, o le cause-effetto.

Mantenere una buona postura parlando o cantando.

E arriviamo a un secondo punto importante: il mantenimento della postura durante l’uso della voce: pure quando questa benedetta postura l’abbiamo lavorata, sentita e organizzata (e te ne parlo come ricercatrice in primissima persona) può capitare ahimè, che la si perda, concentrati nel discorso che raccontiamo, nella difficoltà tecnica del pezzo mentre studiamo, o nella “fuga interpretativa”.

Direi che l’ultima occasione è la più giustificata:  anche se è vero che le buone abitudini non si perdono in un secondo, interpretando può capitare (a me capita spesso!) di assumere delle posizioni un po’…. strane! 

Invece è importante allenarsi, osservando la postura giusta, non solo per aumentare la funzionalità, ma anche per creare un’ abitudine meccanica dove il corpo si riconosce.

Precisione:

Tanta attenzione va data alla cintura scapolare e al collo direttamente coinvolti nell’emissione vocale, e che se sono tesi riescono a mettere in difficoltà la laringe e  modificare la ricezione degli spazi di risonanza (*). 

Ecco perché tante scuole di canto, da tanto tempo, lavorano facendo uso dello specchio: perché queste posizioni sbagliate, nel “fuoco dell’azione” passano inosservate alla nostra percezione, e quindi abbiamo bisogno di un osservatore esterno che ci aiuti a riconoscerle, almeno fino a che impariamo ad identificarle nel suono o nella propriocezione.

La testa in dietro allunga la laringe causando tensioni.
La testa nell’asse invece, la mantiene in una sospensione comoda.

Ri-organizzare una buona postura.

In casi di disorganizzazione importante:

In casi di disfunzionalità posturali importanti, io consiglio sempre ai miei allievi di fare un percorso con uno specialista. Oggigiorno ci sono diverse pratiche per stimolare i naturali meccanismi del sistema nervoso e ripristinare una buona postura: posso nominare il Metodo Feldenkrais, Alexander, Pilates, il Rolfing o l’Eutonia, tra tanti altri. (**).

Anche discipline come il Tai-Chi portano grande beneficio sia a livello posturale che energetico.

Personalmente ho sperimentato a lungo Pilates e Feldenkrais come metodologie mirate alla postura e al movimento, ed entrambe mi hanno aiutato moltissimo in momenti in cui la mia schiena risentiva di 4 o 5 ore di studio di pianoforte al giorno. In quel periodo cominciavo anche lo studio del canto, che era sempre teso e rigido.. eeeh! 🙄

In questi ultimi anni, invece, ho praticato il Tai – Chi, eccellente disciplina olistica che per me è stata anche fonte di gran radicamento, e quindi di grande aiuto nell’emissione vocale!

Poi, naturalmente, ci sono i trattamenti osteopatici, fisioterapeutici, etc… ma che, se non sono accompagnati da una consapevolezza posturale o di movimento, a volte non risolvono il problema in modo definitivo. Come quando ci si opera di noduli alle corde vocali, ma poi non s’impara ad usare correttamente la voce: i disturbi, o addirittura i noduli, ritornano poco dopo!

In casi di semplici molestie e/o disturbi muscolari :

Nei casi (molto più comuni) di disturbi leggeri, si tratta soprattutto di prendere coscienza dell’importanza del tema e cominciare a fare dei piccoli passi. Per esempio, se quando devi usare la voce, prepari lo “strumento corpo” prima di cominciare, allungando, sciogliendo e riscaldando i muscoli, oppure facendo qualche esercizio mirato per riallineare il corpo, giàstai mettendo più “chances” dalla tua parte per usarla al meglio (come spiego in questo video: https://youtu.be/l94uGGVX_GY

Se poi ti osservi e curi nel quotidiano, farai dei bei passi in avanti per te, e per la tua beneamata voce!!.

Detto questo, quando ci sono dei sintomi ricorrenti di vocalità compromessa o di difficoltà vocale (spesso causati da temi in relazione all’assetto verticale o alla disponibilità dei tessuti e muscoli durante l’uso della voce), è giusto ricordare il valore di essere monitorati da un professionista, per avere un feedback esterno, onde evitare inutili tensioni, decisive durante l’emissione del suono e sua conseguente amplificazione. Quante volte ho lavorato con persone convinte di “non avere una voce”, o “una bella / buona voce” e dopo un primo lavoro sulla consapevolezza corporea si ricredevano!. 

Chiarisco che un lavoro sulla postura si può fare anche a distanza, quindi se senti il bisogno o la curiosità di intraprenderlo, contattami. Mi farà piacere aiutarti.

Per ora grazie della tua lettura. Ti ricordo che i tuoi commenti sono benvenuti!

Buona postura e buon lavoro !

Note:

(*) Il Metodo Alexander: per chi non lo conosce, Frederic Matthias Alexander era un giovane attore australiano della fine dell’Ottocento, che dopo ogni rappresentazione perdeva la voce, senza capire il perché di questo fatto. Dopo diverse consultazioni infruttuose con gli specialisti dell’epoca, lavorò da solo osservandosi attentamente mentre recitava. Attraverso un insieme di specchi, scoprì che protendeva il collo in modo esagerato, mettendo in tensione cervicali, laringe e mandibola, al punto di causare la perdita di voce che sperimentava immancabilmente dopo le recite. A quel punto cominciò ad auto-correggersi elaborando le basi di quello che poi è diventato il suo metodo.

(**) Il Metodo Feldenkrais cura la consapevolezza del movimento.

Il Metodo Alexander mira soprattutto all’organizzazione della schiena.

Il Metodo Pilates cura la tonicità della muscolatura profonda del corpo.

Il Tai – Chi, arte marziale lenta, cura l’armonia del movimento, la circolazione dell’energia e aiuta tanto le articolazioni a ritrovare il loro movimento completo.